..sapete cos'è una teleconference?
Io sinceramente vi auguro di no. E mi sa che se avete la fortuna di non lavorare in un'orrenda multinazionale, non lo sapete.
Io in questo momento ho il telefono precariamente poggiato tra l'orecchio e la spalla, il computer davanti con una finestra in cui scorrono le slide di cui gente di tutto il mondo sta parlando al telefono, quella di outlook, questa del blog e alcune altre e passo da una all'altra, sperando che il mute che credo di aver messo al telefono funzioni, e che i colleghi di tutto il mondo non sentano le lamentele mie e delle mie colleghe di stanza.
A parte questo simpatico quadro d'ambiente che vi ho fornito (per la cronaca, c'è qualcuno che non ha messo il mute al telefono e sembra meno interessato di me, sospira ogni due minuti dall'inizio della teleconference ^__^), a volte quando mi fermo a riflettere su questi strumenti tecnologici che usiamo, dandoli per scontati, riesco ancora a sorprendermi..
In questo momento io sono in
Italia, morta di caldo, nel
mio ufficio. E sto guardando sullo schermo del
mio computer una presentazione che viene fatta da uno in
America, uno in
Inghilterra, uno in
Germania, e altri in
Norvegia,
Svezia,
Danimarca. Ascolta altra gente dalla
Turchia , dalla
Francia e non mi ricordo più da quali altre parti, oltre agli Stati Uniti, ovviamente..
Pensateci.. guardiamo tutti
le stesse slides, ci ascoltiamo, possiamo parlarci. Lo trovo, comunque, una cosa stupefacente.
Al netto del fatto che dicono cose noiosissime e che gli accenti vari sull'inglese rendono ancora più dura la vita, anche se a volte strappano un sorriso.
Per confermare una parte dell'ultimo commento di
SlowHand (che ho scoperto per caso nel mio solito sbirciare per link sugli altrui blog e mi è molto piaciuto), vi metto qualche foto per darvi un'indizio di dov'ero nei giorni scorsi.

Spero che questo post gli faccia anche cambiare idea sul fatto che scrivo cose terribili.. anche se io sono così.. un'allegra depressa

per ultima vi metto una foto che ho fatto sempre in quel posto lì, camminando per strada, ad uno splendido gatto che mi guardava da dietro una finestra:
