21 luglio 2006,22:11
grazie
grazie è l'unica cosa sensata da dire.
Grazie per quello che sono. Per quello che sarò, che si costruisce sulle basi di oggi, edificate passo dopo passo negli ultimi 15 anni. Per quello che ho vissuto, e soprattutto come l'ho vissuto.
Per avere capito. Avere ascoltato. Avere rispettato.
Per aver voluto guardare le foto del mio matrimonio.
Per i sorrisi. Per i silenzi. Per le parole.
Per avermi detto che, secondo lei, lui mi vuole molto bene. Credo che lo ricorderò per sempre, e terrà in piedi il mio rapporto più di molte altre cose.


Eppure l'unica cosa che mi viene da dentro, tra le lacrime, è perchè?
perchè ora. che ho ancora tanto bisogno.
io devo fare un figlio. non posso farcela da sola.
devo tenere in piedi un matrimonio. devo cercarmi un altro lavoro. devo tagliare il cordone coi miei. devo ancora imparare a volermi un pò di bene.

ho un mare di cose da fare. e non posso farcela da sola.
stavo appena imparando a camminare, ma avevo ancora bisogno di essere tenuta per mano. ora mi sento alta una spanna, sola in mezzo alla stanza, la mano che mi sosteneva non c'è più e le mie gambe sono ancora insicure e tremanti. Altri mi guardano e mi sorridono. E sanno quanto mi sento sola. E mi tendono la mano. Ma non sanno chi sono. Non sanno cos'è che mi fa male, cosa c'è dentro di me. Quali sono i passi che riesco a fare e dove invece ho sempre inciampato e continuerò a inciampare.
Me la sono sempre cavata da sola. Tutti mi dicono sempre quanto sono forte. L'involucro di fuoi lo è sempre stato. Sembra sempre che io possa farcela sempre. SONO quella che ce la fa sempre.
Solo con lui potevo essere quella che ero. La bambina spaventata. E lui la prendeva per mano e l'aiutava a guardarsi dentro e vedere che davvero c'era del buono. che davvero poteva farcela. che davvero quella forza che tutti vedevano, tranne me, c'era.
La portava davanti ad uno specchio, e con infinita, immensa, tenera pazienza le ha insegnato ad alzare lo sguardo, a guardarsi, a vedersi soprattutto.

Spesso le si riempivano gli occhi di lacrime, e lei non vedeva più lo specchio, se non una figura dai contorni distorti. Orrenda.
Ma lui aspettava che le lacrime si calmassero, le insegnava ad asciugarle via e a tornare a guardare l'immagine vera.
E anche quando le lacrime non si riusciva a mandarle via, le ricordava che dietro di esse l'immagine nello specchio rimaneva. E sempre uguale.

Ed ora che le lacrime sembrano non smettere più, come farò da sola?

 
posted by I.L.
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