
Eppure l'unica cosa che mi viene da dentro, tra le lacrime, è perchè?
perchè ora. che ho ancora tanto bisogno.
io devo fare un figlio. non posso farcela da sola.
devo tenere in piedi un matrimonio. devo cercarmi un altro lavoro. devo tagliare il cordone coi miei. devo ancora imparare a volermi un pò di bene.
ho un mare di cose da fare. e non posso farcela da sola.
stavo appena imparando a camminare, ma avevo ancora bisogno di essere tenuta per mano. ora mi sento alta una spanna, sola in mezzo alla stanza, la mano che mi sosteneva non c'è più e le mie gambe sono ancora insicure e tremanti. Altri mi guardano e mi sorridono. E sanno quanto mi sento sola. E mi tendono la mano. Ma non sanno chi sono. Non sanno cos'è che mi fa male, cosa c'è dentro di me. Quali sono i passi che riesco a fare e dove invece ho sempre inciampato e continuerò a inciampare.
Me la sono sempre cavata da sola. Tutti mi dicono sempre quanto sono forte. L'involucro di fuoi lo è sempre stato. Sembra sempre che io possa farcela sempre. SONO quella che ce la fa sempre.
Solo con lui potevo essere quella che ero. La bambina spaventata. E lui la prendeva per mano e l'aiutava a guardarsi dentro e vedere che davvero c'era del buono. che davvero poteva farcela. che davvero quella forza che tutti vedevano, tranne me, c'era.
La portava davanti ad uno specchio, e con infinita, immensa, tenera pazienza le ha insegnato ad alzare lo sguardo, a guardarsi, a vedersi soprattutto.
Spesso le si riempivano gli occhi di lacrime, e lei non vedeva più lo specchio, se non una figura dai contorni distorti. Orrenda.
Ma lui aspettava che le lacrime si calmassero, le insegnava ad asciugarle via e a tornare a guardare l'immagine vera.
E anche quando le lacrime non si riusciva a mandarle via, le ricordava che dietro di esse l'immagine nello specchio rimaneva. E sempre uguale.
Ed ora che le lacrime sembrano non smettere più, come farò da sola?

e poi pensate di essere così stanchi da non riuscire a dormire senza aiuti chimici, da avere la vista annebbiata ormai da un paio di settimane, da non riuscire a lavorare senza quegli occhiali che sbucano fuori solo in questi momenti.
Di fare il conto alla rovescia per una vacanza che non è proprio quella dei vostri sogni, anzi non lo è affato.
Ma è una vacanza.
In un luogo fresco. E bello. E con amici.
E di essere arrivati a -3.
E di sentirvi dire che lui non ha le ferie. Quindi niente da fare.
Ecco, oggi mi sento così...









Su quelle non commento, non ne so abbastanza, e ce n'è gia abbastanza di gente che in famiglia si occupa di politica. Io voglio fare l'ignorante. Quella che non sa ancora se domattina troverà un c***o di taxi che la porterà in aeroporto o dovrà sbattercisi da sola con la propria macchina. Sempre sperando che, come hanno fatto oggi, non blocchino le rampe d'accesso. E quindi uscire di casa Dio sa a che ora antelucana, per cercare di aggirare l'imponderabile. Poi ammesso che arrivi in quell'altra città (dove i radiotaxi alla mia cortese chiamata di poco fa hanno risposto che anche loro non sanno se saranno "in agitazione"), se va male anche lì mi tocca prendere un pullman, che di certo sarà preso d'assalto da alcuni milioni di disperati come me. Che mi porterà in qualche non meglio specificato posto in centro. Già, peccato che il mio albergo non è in centro! E allora spero che quelli con cui ho appuntamento a pranzo vengano a raccattarmi. 




