31 maggio 2006,20:16
Papaveri ed estate

Stamattina andando in ufficio passavo per la solita strada tra i campi. Prima un micropezzettino di bosco, ai cui lati ad inizio autunno ci sono i ciclamini. E poi un lungo campo, forse di grano.
E' bellissimo quando a primavera è tutto verde, e cambia la tonalità ogni giorno.
Stamattina, inaspettatamente, avevano mietuto. C'erano le balle di sterpaglia tutte belle arrotolato e il campo era "rapato". Aveva un'aria ordinata, ma un pò triste.. e ora sarà spoglio e secco fino al prossimo autunno..
Io, in fondo.. e anche non in fondo, non amo l'estate.. sono una freddolosa ma il caldo mi infastidisce. L'estate è quando non c'è più niente in tv. Quando il venerdì pomeriggio (e non parliamo del sabato o della domenica) guardi fuori dalla finestra e ti chiedi se hanno buttato una bomba e dove siano finiti tutti.. Quando ai tempi finiva la scuola, e tu eri tanto felice, e poi non sapevi più che diamine fare... Insomma è un momento in cui le cose di ogni giorno finiscono. E la solitudine pesa come un macigno. In cui devi per forza inventarti una vacanza. O essere quella che non ne fa.
Non amo nemmeno granchè il mare. Caldo, caos, gente, sabbia appiccicosa, ustioni di terzo grado o creme super unte.
Amo stare in spiaggia al tramonto, quando l'aria si fa fresca, la luce non acceca più, i bambini urlanti sono fuori dai piedi e tu puoi goderti il tepore ancora sulla pelle, il vento leggero che ti sfiora, il rumore dello sciabordio delle onde che ti rilassa.
Una cosa che amo dell'estate sono i papaveri. E' forse il fiore che mi piace di più in assoluto. Quelle macchie di rosso violento ai bordi delle strade. Mi mettono allegria solo a intuirli.
Solo che durano poco. Sulla mia strada di tutte le mattina ci sono ancora, ma mi sa che già la prossima settimana saranno spariti. E sarà tutto secco e giallo..
Va bè, decisamente io sono nata d'inverno!
 
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,14:45
Dimentica
Ieri ho sentito una canzone che mi ha fatto pensare ad un amico:

Dimentica (Raf)

Luoghi ignorabili
della memoria
soltanto gli urli un pò
sfocati ma così indissolubili
e cosìtroppo intensi da dirsi

dimentica quello che è stato
comunque non ritornerà
dimentica le mie parole
se puoi perdonaci
non sempre c’e’ un lieto fine
dimentica l’amore e forse
anche il dolore passerà
dimentica le cose belle
e tutto il male sai
di colpo sparirà

ovunque io sarò
comunque mi resterà
qualcosa di te
forse attimi
ma eterni

dimentica tutti quei giorni
e anche l’amore fisico
gli addio e i ritorni
era una storia che
viveva in bilico un sentimento così forte
che spesso passa il limite
non vuoi lasciarlo andare
perché in fondo sai
che non ti lascerà

dimentica il dolore e forse
l’amore ti ripagherà
dimentica tu fallo per me
che ancora non so
dimenticare te
 
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30 maggio 2006,13:52
Passioni e sogni
..mi sarebbe tanto piaciuto avere da bambina una passione vera. Un sogno. Una visione chiara.
Poter dire: da grande voglio fare... che ne so, l'archeologo, l'astrofisico, il pugile, il bagnino...
In realtà una passione ce l'avevo, volevo fare il medico. Ma poi me l'hanno smontata, mi hanno convinta che era solo una stupida idea, che non era per me. Fin dalle scuole medie illuminati psicologi che ci "testavano" sostenevano che io ero portata per le materie umanistiche, non per quelle scientifiche (ai miei tempi, almeno, si diceva così.. ora non lo so più). E piano piano ho finito col crederci. Ho studiato le materie scientifiche come una matta, convinta di essere un pò cretina e di non arrivarci. Solo da più grande ho cominciato a capire qualcosa sulla fiducia in se stessi.. ma per quelle materie ormai era tardi.
Poi mi hanno fatto riflettere sulle prospettive occupazionali di un medico, senza parenti medici alle spalle (o meglio.. va bè ma lasciamo perdere..). E io mi sono detta che, certo, preferivo di gran lunga farmi una famiglia in tempi utili e fare un altro lavoro. Poi la vita è andata diversamente, ma io a 18 anni non potevo saperlo..
E così mi sono ritrovata alla fine della scuola, alla soglia dei 18 anni, senza più un sogno. Senza la più vaga idea di cosa fare. Potendo concentrarmi solo su quel poco che sapevo fare.. o almeno credevo. Scrivere. Anche se poi ho capito che anche per quello ci vuole fiducia in se stessi. Ma anche per quello era troppo tardi.
E così ho fatto un percorso tortuoso e faticoso.
E ora mi ritrovo qui, più o meno nel mezzo del cammin di nostra vita di scolastica memoria (tanto per restare in tema), con un lavoro che mi fa dannare. Più o meno come la maggior parte delle persone, credo. Che ha i suoi lati buoni e quelli meno buoni. Che in certi momenti è anche creativo e gratificante. Ma più spesso lo è molto meno..
A chiedermi: ma a me, cosa piacerebbe fare? Cosa sarebbe piaciuto fare? Se oggi potessi permettermi di dire: fanculo lo stipendio a fine mese, da oggi faccio quel che davvero mi piace... ecco, cosa farei?
Non lo so. E questa cosa non mi piace affatto.
 
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29 maggio 2006,20:56
Considerazioni sparse su un "ti voglio bene"
Chissà se vuol dire per tutti la stessa cosa.
Spesso te lo domandi quando lo senti dire. E quando lo vorresti più di te stessa e non arriva. E quando arriva e ti chiedi se è vero, se vuol dire la stessa cosa che vuol dire per te. E quando arriva e non te ne importa nulla.
Già.. forse ci sarebbe da chiedersi anche si ci si aspetta sempre la stessa cosa da un "ti voglio bene", le stesse sensazioni, lo stesso calore.
A volte mi chiedo se vuol dire sempre la stessa cosa anche per me.. per me che in realtà lo uso spesso. E questa sembra già una cosa di cui doversi giustificare.. e invece perchè??? Quando lo dico, viene sempre dal cuore... e questo dovrebbe essere sufficiente.. ma lo è?
Questo discorso, al mio solito, rischia di farsi ingarbugliato. In fondo tutte le parole possono non avere affatto un significato univoco. Per chi le sente, per chi le pronuncia, per chi le aspetta.

Insomma, tutte queste domande perchè la rete "crea" rapporti che in molti definiscono falsati. Che hanno qualcosa di eccessivo causato dal mezzo.. che illudono sulla natura e la profondità.
Beh, io non ci credo.. sì, ho avuto anch'io i miei "sentimenti esagerati" dalla rete. Ma poi quelli che sono rimasti, erano veri.. e sono durati. O anche se sono sfumati, hanno lasciato un bel ricordo e un pò di calduccio nel cuore. Niente è passato senza lasciare segno.. quasi sempre un buon segno.
E così oggi, che mi trovo a dire "ti voglio bene" ad uno che conosco solo via pc e telefono da due settimane e ho difficoltà a dirlo sul serio alla persona con cui ho scelto di dividere la casa e la vita, ovviamente mi interrogo.
Non è lo stesso "ti voglio bene", è ovvio. Non lo è e soprattutto non vuole esserlo. Però ti fa porre delle domande..

La risposta non è poi così difficile, razionalmente è piuttosto ovvio che se uno lo vedi tutti i giorni, gli raccogli i calzini sporchi, devi preparargli la cena e fare a testa o croce per cosa si vede stasera in tv.. cade molto dell'entusiasmo e del romanticismo (e soprattutto dell'illusione e della mitizzaizone) che ci può essere con uno con cui parli solo quando sei in vena. O quando hai voglia di sfogarti e lui di sentirti. E questo vale anche per gli amici.. le vacanze insieme han sempre fatto danni.. da che mondo è mondo.. ognuno ha bisogno dei suoi spazi..

Poi un amico non è un compagno.
E' più facile. Molto più facile.
E in certi momenti anche più vicino, proprio perchè è più facile..

E, almeno per la mia esperienza fino ad oggi, un compagno non può essere un amico. E' un'altra cosa.

Ma questo è un altro discorso...
 
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,10:56
Voci, cuori ed emozioni nella rete

..ormai dovrei esserci abituata. Credo di essere davvero tra quei primi che "chattavano" alla metà degli anni '90, e che hanno ancora amici da allora. Di quelli che non pensano che le amicizie nate in rete siano mondezza per principio.
Eppure ancora mi sorprendo.
Quando capita che sento il mio cuore, anche solo per poco, battere in consonanza con quello di qualcuno che non ho mai visto. Quando una frase di qualcuno riporta a galla emozioni profondamente mie. Quando qualcuno che non mi conosce sembra più vicino e partecipe di chi divide il mio letto.
Invisibili fili di questa ragnatela universale. Che legano a volte per qualche momento, a volte per lunghi tratti di strada insieme, a volte, forse, per sempre.
Mi sorprendo e riesco a goderne. Ancora. Per fortuna.
 
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28 maggio 2006,19:27
Odori, ricordi.. casa di nonna

Odori e sapori, diceva un mezzelfo. Immagazzinare ricordi.
Qualche giorno fa camminavo per una strada piena di alberi, in penombra. E d'improvviso mi è arrivato un profumo di quei fiorellini bianchi, quelli di quei rampicanti che ci sono in molti giardini, rincosperno mi pare si chiami.. orrendo nome.. Di quei cespugli era pieno il terrazzo di mia nonna. Un enorme, grandissimo terrazzo, che ora che ci penso sarà stato lungo almeno una cinquatina di metri.. e a me che ero ragazzina sembrava non finire più. C'erano molti bei vasi, un tavolo con le sedie bianche..se non mi ricordo male un paio dondolavano anche. E c'erano due dondoli, con la stoffa verde.
Mia nonna aveva una meravigliosa macchinetta, che non ho mai più visto. Era un aggeggio, che sempre pensandoci oggi lo troveresti su DMail o qualche schifezza simile, ma per dei bambini era una specia di bacchetta magica.., che aveva due lunghe punte di metallo, come due cannucce, che si infilavano nel terreno dei vasi, e un indicatore che segnava l'umidità. In pratica, ti diceva se era ora di innaffiare o no.
Era bellissimo innaffiare quel terrazzo, fiumi d'acqua dappertutto, questo lunghissimo tubo che vagava nel terrazzo, noi ragazzini che respiravamo l'odore di terra bagnata.
Gelsomino e terra bagnata. Questi sono alcunidegli odori che mi riportano a quella casa. Non so perchè, ma ce l'ho sempre nel cuore. Quando l'abbiamo venduta, diversi anni dopo la loro morte, mi si è stretto il cuore. Ancora oggi, ogni volta che ci passo sotto, rivedo ogni particolare, ogni stanza, tutte cose che non esistono più. So che l'hanno, ovviamente, completamente ristrutturata. Ma ovviamente per me rimane sempre com'era. Casa di nonna.
 
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25 maggio 2006,10:49
ricomincio
qui e solo per me.
Per alleggerire il cuore. E dare peso all'essere.
 
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