Giochi di ruolo.
Un mondo ai più sconosciuto, eppure un universo, non un mondo.
Mi piacerebbe avvinarmi di più. Ma per ora non vedo grandi possibilità.
Però quello su cui stasera, mentre aspetto di rinfilarmi nella mezzelfa, mi veniva di riflettere è l'incredibile rapporto che si crea tra chi gioca e il suo personaggio.
Non so se questo accade anche per i giochi di ruolo "classici", quelli da tavolo. O se forse l'intermediazione di internet acuisce alcuni aspetti o ne crea altri ex novo.
Ad ogni modo. Per chi proprio non sa nemmeno di cosa parlo. Immaginate una città magari in un determinato periodo storico. Con i mestieri, le cose da fare, i buoni e i cattivi. E, a seconda del periodo storico, anche magari razze diverse. Tipo quelle del Signore degli Anelli, tanto per capirci.
Tutto questo, ovviamente, vive online. Cioè ci sono delle schermate con pochissimi elemnti di grafica che descrivono le varie ambientazioni e location della città e ampi spazio per il testo.
E bisogna scrivere quel che si fa e quel che si dice.
La prima cosa che ti dicono tutti è di mantenere la distanza tra l'ON (on-game, cioè in gioco) e l'OFF. Di non dimenticare mai che tu non SEI il tuo pg (personaggio, consentitemi qualche abbreviazione gergale ^_*).
Eppure vi assicuro che io in oltre 4 anni di gioco ho conosciuto un numero di persone che si contano sulle dita di una mano che ci riuscivano davvero. Per cui il gioco era solo gioco e non si sono mai, nemmeno una sera, arrabbiati per una giocata col loro personaggio che non è andata come volevano; perchè qualcun altro ha giocato male e rovinato tutto; perchè qualcuno semplicemente non si è presentato; perchè decine di persone possono progettare una giocata per sttimane e pochi scemi rovinarla in una serata; perchè la tipa che non si è mai vista ma con cui si è sposati in gioco non si collega da giorni. Insomma, qualcuno che non si sia mai arrabbiato, abbia sofferto, abbia "patito" (nel senso latino del termine) per e con il proprio pg.
Non lo so, perchè non l'ho mai fatto, ma forse è un pò come recitare. Quando interpreti il tuo pg non puoi non metterci dentro almeno un pò di te. Anche se stai giocando un demone assassino.. ma un carattere devi darglielo.
E quando dietro quelle orecchie a punta (gli elfi ed i mezzelfi hanno le orecchie a punta, per chi non se ne intende ^_*), dietro quell'ascia, dietro quelle insegne, dietro quel Pentacolo c'è un pò di te.. fai quel che puoi, giochi per divertirti, cerchi di imparare a non prendertela troppo. Ma non puoi staccare completamente.
E, secondo me, probabilmente ci perderesti anche un pò.
In tutte le cose io ho sempre sostenuto (e messo in pratica) che è meglio provare e prendere grosse tranvate che tirarsi indietro (in sintesi, meglio rimorsi che rimpianti o qualcosa di simile).
E allora se uno gioca lo fa per provare sensazioni, no? Per divertirsi (che è provare una sensazione). Quindi perchè precludersene alcune? Non farsi prendere a fondo dal proprio pg, viverne le gioie e i dolori, gli amori, le inc@**@ture, le amicizie, gli onori, le vittorie e le sconfitte?
Eh.. perchè, perchè.. Perchè, come in tutte le cose della vita ci sono i pro e i contro.
Appunto, del tuo pg ti becchi le cose belle e quelle brutte. Le vittorie e le sconfitte, appunto.
Perchè stabilisci interazioni con altre persone, prima ancora che con altri pg. E, come tali, queste persone possono darti tantissimo. O anche deluderti e farti male.
Beh, volevo chiarirmi le idee un pò su questo. In realtà ho solo tentato di farvi un goffo quadro della situaizone per farvi capire. Così la prossima volta che ci torno sopra, magari potrete seguirmi.
Io ora torno a far vivere per un pò la mia mezzelfa.